Descrizione
Quota iniziale : 907 m
Quota finale: 1049 m
Dislivello: 342 m comprese le perdite di quota
Distanza totale A/R: 7,4 km
Tempo: 2:30 h escluse le soste
Oggi siamo nel comune di Armeno, in provincia di Novara, per un breve giro ad anello che ci porta a visitare il Sass da l’Om, o Sasso dell’Uomo, un caratteristico torrione monolitico di granito la cui forma ricorda quella di un uomo leggermente piegato in avanti, con le mani dietro la schiena. Il Sass da l’Om è storicamente noto per le sue vie di arrampicata sportiva e sulla cima sono presenti una bandierina metallica e un libro di vetta, dove gli alpinisti possono lasciare una traccia del loro passaggio.
Pur essendo breve e caratterizzato da un dislivello contenuto, il giro va affrontato con una certa attenzione. I tratti immediatamente prima e dopo il torrione devono essere percorsi con cautela e, per come abbiamo trovato noi il sentiero oggi, completamente invaso dalle felci, che ne nascondono il bordo, e reso scivoloso dalla pioggia caduta durante la notte, ne sconsigliamo la percorrenza con bambini. Probabilmente, nel tardo autunno o all’inizio dell’inverno, quando il terreno è asciutto e la vegetazione meno rigogliosa, il percorso può risultare più agevole.
Le indicazioni lungo l’itinerario sono abbastanza scarse, per cui consigliamo di avere con sé una buona cartina oppure, ancora meglio, una traccia GPX.
Lasciata l’auto nel parcheggio antistante il Santuario della Madonna di Luciago, nel comune di Armeno, ci avviamo sul sentiero VP6, che parte sulla sinistra dell’Albergo Ristorante. Inizialmente largo, il sentiero sale dolcemente nel bosco e, attraverso una serie di brevi saliscendi, ci conduce nei pressi di un punto panoramico dal quale possiamo scorgere il Lago d’Orta e la vetta del Mottarone.
Superato questo punto, il sentiero si restringe progressivamente fino a quasi scomparire tra le felci: da qui dobbiamo prestare particolare attenzione. Dopo circa venti minuti dalla partenza raggiungiamo una zona caratterizzata dalla presenza di diverse rocce levigate, che ci annuncia la vicinanza del Sas da l’Om. Con una breve deviazione in discesa raggiungiamo il torrione.
Purtroppo, da questo punto la vista è in gran parte preclusa dalla vegetazione, ancora molto rigogliosa, così risaliamo fino a riprendere il sentiero e proseguiamo prima in falsopiano e poi in discesa, sempre prestando attenzione. Dopo una decina di minuti il bosco si dirada e finalmente possiamo osservare meglio la particolare forma del torrione.
Affrontiamo un paio di discese scivolose e altrettante risalite e, dopo circa un’ora di cammino dalla partenza, arriviamo ai resti dell’Alpe Rogna, costituita da alcune baite e dai resti di quella che doveva essere una stalla.
Da qui il percorso diventa decisamente più facile: il sentiero è largo, ben tenuto e passa accanto a un grosso masso che, visto da una particolare angolazione, assomiglia vagamente a una balena.
In circa un quarto d’ora arriviamo a un guado su un ramo del torrente Pescone e, subito dopo, incontriamo un bivio con le indicazioni per l’Alpe Vermenasca, raggiungibile in una ventina di minuti sulla destra.
Prima di iniziare la salita facciamo una brevissima deviazione verso sinistra per andare a vedere un bel laghetto artificiale formato dalle acque del torrente Pescone. Più a valle il torrente forma una spettacolare cascata che siamo andati a visitare qualche tempo fa [link].
Torniamo sui nostri passi e iniziamo la ripida salita verso l’Alpe Vermenasca, che raggiungiamo in una ventina di minuti. Oltrepassate le case, imbocchiamo il sentiero VP5, che inizialmente procede in falsopiano, ma presto si impenna nel bosco. Alcuni tratti sono resi più difficoltosi dalla presenza di alberi caduti, ma dopo averli superati arriviamo ai pascoli dell’Alpe Cortano.
Qui pieghiamo a sinistra e in pochi minuti raggiungiamo la strada sterrata che scende dal monte Mazzarone. La seguiamo in discesa fino ad arrivare alla Cappella dedicata a San Bernardo, che funge anche da rifugio a Cortano.
Qui decidiamo di fermarci per il pranzo e approfittiamo dei comodi tavolini da picnic per una meritata pausa.
Purtroppo, nonostante le previsioni non diano pioggia, il tempo sembra peggiorare vistosamente e grossi nuvoloni neri iniziano ad ammassarsi nel cielo. Decidiamo quindi di accorciare un po’ il rientro e, invece di imboccare il sentiero VR1, che parte circa 400 metri più a valle lungo la SP41, scegliamo di rimanere sulla strada asfaltata.
In una ventina di minuti percorriamo l’ultimo tratto e arriviamo nuovamente all’auto, concludendo così il nostro giro ad anello.
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