Al momento stai visualizzando Alta Valsesia – Giro delle Frazioni della Val d’Otro
Pianmisura Grossa

Seguici su:

Descrizione

Quota iniziale : 1139 m
Quota finale: 1850 m
Dislivello: 761 m comprese le perdite di quota
Distanza totale A/R: 11,90 km
Tempo: 4:45 h escluse le soste

L’uscita di oggi ci porta in Valsesia, precisamente in Val d’Otro, con partenza da Alagna. Il percorso non presenta particolari difficoltà tecniche ed è quindi adatto a tutti coloro che possiedono un minimo di allenamento.

Non abbiamo una meta precisa: l’intenzione è semplicemente quella di visitare le diverse frazioni e gli alpeggi della valle, compiendo una sorta di anello, anche se solo parziale.

Lasciata l’auto nel parcheggio a pagamento all’ingresso del paese (2 €/ora oppure 8 € per l’intera giornata), iniziamo a percorrere la strada asfaltata che conduce verso il centro di Alagna. Raggiunto il cartello di divieto di transito per le automobili, svoltiamo a sinistra passando davanti alla caserma dei Carabinieri. Poco più avanti attraversiamo, sempre sulla sinistra, un piccolo ponte sul Rio Fuar e raggiungiamo la piccola frazione di Rasiga.

Dopo una breve visita alla chiesetta di Sant’Antonio da Padova, imbocchiamo il sentiero per Otro, che parte accanto a una bella casa walser.

In circa dieci minuti raggiungiamo il sentiero 203, che sale direttamente da Alagna e che incontriamo proprio di fronte alla cappella della Madonna Immacolata. Lo seguiamo in salita e, pochi metri più avanti, ignoriamo la strada sterrata che prosegue diritto per continuare invece sul sentiero 203, che svolta a destra e si inoltra nel bosco salendo attraverso una lunga serie di gradoni.

Dopo circa venti minuti di cammino, trenta dalla partenza, raggiungiamo una caratteristica fontana e il secondo bivio del nostro itinerario. Oggi saliremo seguendo il sentiero di destra, mentre al ritorno rientreremo da quello di sinistra.

La ripida mulattiera ci conduce in pochi minuti al Sasso della Mano della Madonna, dove una targa riporta queste parole:

«Sopra questo sasso la Madonna si è appoggiata. Quando questa via tu salirai posa sopra la mano, per tutto il giorno la Madonna ti aiuterà».

Sul masso è inoltre presente una particolare incisione e un avvallamento che richiama proprio l’impronta di una mano.

Continuando a salire ignoriamo la deviazione per le miniere di manganese e proseguiamo fino a raggiungere l’ingresso della piana di Otro, dopo circa un’ora e dieci minuti dalla partenza.

La prima frazione che osserviamo è Fellerech, splendidamente incorniciata dal Monte Tagliaferro e dalla Cima Carnera, ma decidiamo di non raggiungerla e ci dirigiamo direttamente verso Follu.

Qui ci accolgono la caratteristica chiesetta della Madonna della Neve, le tipiche case walser e una bella fontana. Il Rifugio Zar Senni è però affollatissimo e decidiamo quindi di proseguire senza fermarci.

Ci dirigiamo ora verso Dorf, dove troviamo l’antico forno comunitario e il pannello con le indicazioni per il Sentiero delle Mucche, che sale fino al belvedere e che avevamo percorso qualche anno fa [link].

Attraversata la frazione, continuiamo verso Scarpia, anch’essa di origine walser. Tenendoci più in alto proseguiamo lungo il sentiero 203, che risale la valle offrendo interessanti scorci sulle frazioni sottostanti.

In pochi minuti siamo già in vista dell’ultima frazione della nostra giornata: Pianmisura, a sua volta divisa in Pianmisura Piccola e Pianmisura Grossa.

Passiamo davanti alle ordinate baite di Pianmisura Piccola e, poco più avanti, ignoriamo il sentiero che prosegue dritto verso il Passo Foric per svoltare invece a sinistra, iniziando a scendere. Attraversiamo il ruscello su un comodo ponticello di legno e imbocchiamo un piccolo sentiero che risale ripidamente sulla destra. In appena un minuto raggiungiamo Pianmisura Grossa, con la sua caratteristica chiesetta bianca dedicata a San Giacomo Maggiore.

Da qui è inoltre possibile scorgere il celebre Bivacco Ravelli.

Dopo una breve visita anche a questa frazione, ripercorriamo lo stesso sentiero dell’andata fino a tornare a Scarpia. Nella piccola piazza, accanto alla fontana, troviamo le indicazioni per il sentiero 201 diretto all’Alpe Gender, o D’Sender. Questo itinerario ci permette non solo di compiere un anello, ma anche di evitare buona parte della mulattiera a gradoni, piuttosto dura per le ginocchia, che abbiamo percorso durante la salita.

Seguiamo quindi il sentiero 201, che passa davanti all’antico forno comunitario di Scarpia. Poco più sotto, a un bivio, proseguiamo in discesa verso sinistra.

Dopo un breve tratto nel bosco, il sentiero cambia direzione ed esce dalla vegetazione poco sotto Scarpia, andando a ricongiungersi con il percorso che scende da Follu. Lo seguiamo in discesa e rientriamo nuovamente nel bosco.

Dopo circa un quarto d’ora sbuchiamo in una piccola radura dove troviamo un incrocio. A destra il sentiero risale verso Pianmisura, a sinistra scende direttamente verso Alagna, mentre proseguendo diritto ci si dirige verso l’Alpe Gender.

Decidiamo di continuare diritto e, pochi metri più avanti, veniamo premiati da un incontro del tutto inaspettato: un bellissimo orbettino si trova proprio sul sentiero. Appena percepisce il nostro arrivo si dà rapidamente alla fuga nell’erba, ma non prima di essersi lasciato immortalare.

Raggiunto il fondovalle attraversiamo il Torrente Otro e risaliamo sul versante opposto, mantenendoci sulla sinistra. In questo modo evitiamo di proseguire fino all’Alpe Gender e riusciamo ad accorciare leggermente il giro.

Sbucati in una radura, dove troviamo una croce di legno e le indicazioni per il Mulino Puttero, seguiamo il sentiero verso est e iniziamo a scendere nuovamente nel bosco. Raggiungiamo così un altro ponte sul Torrente Otro che attraversiamo; da questo punto il sentiero diventa molto largo, quasi una strada sterrata.

Il percorso ci riporta infine alla fontana incontrata durante la salita. Da qui non ci resta che ripercorrere lo stesso sentiero dell’andata fino a raggiungere nuovamente Alagna e il parcheggio, concludendo così questa piacevole escursione alla scoperta delle caratteristiche frazioni walser della Val d’Otro.

Galleria Foto

Cartina e indicazioni stradali

Accesso stradale al parcheggio:
Clicca sull’immagine

Oppure digita le coordinate del parcheggio sul tuo gps
N 45.
845638° E  7.939675°

Profilo e traccia GPS

Powered by Wikiloc

Video Traccia 3D

Leggende storia e curiosità

La leggenda dell’Uomo Selvatico “Das Wilte Mandiè”

Un tempo nella Valle d’Otro viveva un uomo d’indole così selvaggia che se ne stava tutto solo, anche nel cuor dell’inverno, in quel luogo delle alpi di Otro chiamato Die Saccu vicino al torrente. Era alto e forte, con una lunga barba grigia, vestiva di pelli girava scalzo e assai raramente rivolgeva la parola ai pastori che incrociava sulla via degli alpeggi. Si nutriva di erbe e di bacche, talvolta rubava un cavolo da un campo o un sorso di latte da una stalla e di tanto in tanto si recava su un sasso soleggiato sopra la frazione Scarpia e là rimaneva per ore immobile a rimirare la valle.

Un giorno d’inverno mentre tornava col suo secchiello dal torrente Otro, dove si era recato per attingere la sua provvigione d’acqua, incontrò sul sentiero uno sconosciuto che lo salutò “Buon giorno” gli disse questi con voce asciutta. L’Uomo Selvatico non aveva mai visto un simile personaggio: era vestito di velluto nero e calzava lustri stivaletti di pelle fine. “Perché ti affanni tanto sottoponendoti a tali fatiche per condurre in fondo una vita miserabile in questa valle?” chiese lo straniero “Io posso spostare le montagne che la circondano e far sì che il sole la illumini sempre, tutto l’anno; posso trasformare questi poveri campicelli in ricche piantagioni dove farò nascere spighe dorate e viti che daranno uve dolcissime, pronte da raccogliere, senza nessuna fatica”. Lo straniero proseguì: “In cambio vorrei solo la tua anima, non è gran cosa ti pare? Ascoltami e non te ne pentirai”. All’udire tale proposta l’Uomo Selvatico comprese di avere davanti il Diavolo in persona, si fece il segno di croce e girate rapidamente le spalle corse via.

L’Uomo Selvatico continuò a dimorare chissà fino a quando in Die Saccu, riposandosi ogni giorno sul suo sasso dove a poco a poco si è scavata una conca nel punto dove stava seduto. La Valle d’Otro è ancora un luogo isolato e meraviglioso, anche se i campi sono poveri e scoscesi e vi crescono solo segale, patate e qualche cavolo, gli inverni sono bianchi, lunghi e gelidi ma l’anima dell’Uomo Selvatico vi abita ancora.