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Riserva Naturale Speciale della Bessa

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Descrizione

Quota iniziale : 354 m
Quota finale: 369 m
Dislivello: 123 m comprese le perdite di quota
Distanza totale A/R: 6,60 km
Tempo: 2:00 h escluse le soste

Ci concediamo una piacevole passeggiata pomeridiana adatta a tutti, all’interno della suggestiva Riserva Naturale Speciale della Bessa, in provincia di Biella. Questo luogo unico rappresenta ciò che resta di un’imponente attività estrattiva aurifera risalente al periodo tra il II e il I secolo a.C., quando migliaia di uomini – probabilmente oltre 5000 – lavoravano sotto il controllo dei Romani. I numerosi reperti archeologici rinvenuti e alcune fonti storiche ne danno conferma.

All’interno della riserva incontriamo numerosi massi erratici, trasportati e depositati dal ghiacciaio Balteo durante il suo ritiro. Molti di questi presentano incisioni rupestri, in particolare coppelle, testimonianza di una frequentazione protostorica dell’area. Si ritiene infatti che, a partire dal V-IV secolo a.C., il territorio fosse controllato dai Salassi.

Passeggiare nella Bessa è un’esperienza affascinante e coinvolgente; per i più piccoli può trasformarsi in una divertente caccia al tesoro alla scoperta dei massi erratici e delle incisioni. I percorsi principali sono ben segnalati, ma consigliamo comunque l’utilizzo di una traccia GPS. Pur essendo fattibile tutto l’anno se ne sconsiglia la percorrenza nei periodi più caldi e con tanta vegetazione.

Gli accessi alla riserva sono molteplici; noi scegliamo quello di Vermogno di Zubiena, dove si trova anche il Centro Visite. Da qui partono tre itinerari principali ad anello: il Percorso delle incisioni rupestri, il Sentiero di “Riva del Ger” e il Sentiero di “Ciapei Parfundà”. Per motivi di tempo decidiamo di percorrere solo il primo e l’ultimo.

Lasciamo l’auto nel parcheggio di fronte al Centro Visite e ci incamminiamo verso nord imboccando il Sentiero delle incisioni rupestri. Superiamo un’area picnic e proseguiamo a sinistra fino a un bivio, dove svoltiamo ancora a sinistra; al ritorno rientreremo invece da destra.

Dopo aver oltrepassato un piccolo maneggio, abbandoniamo la strada principale che prosegue dritta e svoltiamo a destra seguendo la segnaletica. Superiamo un piccolo pozzo e, dopo circa 200 metri, continuiamo ancora a destra. Il sentiero si incassa tra muretti a secco e iniziamo a scorgere i primi massi erratici. Sulla destra notiamo un grande masso con un’incisione a forma di croce; poco più avanti incontriamo il Masso delle Note Musicali, così chiamato per le incisioni che ricordano appunto delle note.

Proseguendo, iniziamo a distinguere i cumuli di pietre della miniera e un’area pianeggiante dove probabilmente sorgevano le abitazioni degli operai. Poco oltre, una serie di muretti a secco e una vasca per l’acqua precedono un terrazzamento su cui si trova il Masso del Riparo, che verosimilmente fungeva da balma.

Continuando, raggiungiamo la zona della coltivazione del giacimento aurifero: salendo su questi accumuli possiamo apprezzare l’imponenza dei depositi. Proseguiamo poi fino a una piccola piazzetta con una vasca d’acqua. Da qui decidiamo di deviare a sinistra lungo un suggestivo sentiero che sembra tracciato dagli gnomi che conduce a una piccola palude, curiosa presenza nel “deserto di pietre” della Bessa.

Torniamo alla piazzetta, saliamo alcuni gradini e ci ritroviamo nuovamente tra i cumuli di sassi. Superato il deposito, raggiungiamo il margine del terrazzamento superiore. Pieghiamo quindi a sinistra per visitare un altro masso caratteristico: il Masso degli Occhiali, unico nell’area per la presenza di due vaschette quadrate collegate da canaletti, uno di collegamento e uno di scolo verso valle.

Ritornati al bivio precedente, proseguiamo dritto fino al Masso del Campionario. Il sentiero piega poi a sinistra e scende leggermente fino a raggiungere in pochi minuti la strada sterrata della ciclovia Pedemontana Alpina. Qui svoltiamo a sinistra per una breve deviazione: dopo circa 150 metri, in prossimità di una curva, troviamo il sentiero che conduce al Roch Malëgn (o Roc Malign), un imponente masso erratico fratturato in più parti.

Torniamo sui nostri passi e riprendiamo la sterrata verso sud che, in una decina di minuti, ci riporta al bivio iniziale, completando così il primo anello. Svoltiamo a sinistra e rientriamo all’area picnic e quindi al parcheggio.

Proseguiamo per circa 100 metri sull’asfalto fino a incontrare sulla sinistra l’inizio del Sentiero di “Ciapei Parfundà”.

Questo secondo itinerario è più turistico e accessibile, con fondo in parte cementato e in parte costituito da una caratteristica passerella in legno. Il percorso si snoda tra le antiche vie di servizio dei giacimenti auriferi, attraversando cumuli di pietre – i “ciapei” – alti fino a 10 metri. Il nome “Ciapei Parfundà”, ovvero “pietre sprofondate”, deriva da una leggenda popolare che narra di una galleria ormai crollata che si addentrava sotto questi ammassi.

Dopo pochi minuti dall’inizio, incontriamo un bivio: svoltiamo a sinistra imboccando la passerella (il ritorno avverrà da destra completando l’anello). Questo tratto è particolarmente suggestivo, sviluppandosi sopra i cumuli di sassi e offrendo scorci panoramici.

La passerella prosegue fino a un bivio evidente: qui piega a destra (scelta consigliata con bambini piccoli perché più breve), ma noi continuiamo dritto lungo un sentiero che si inoltra nel bosco. Quest’ultimo, dopo un tratto più fitto, si apre regalando belle vedute sulle montagne circostanti, tra fioriture e scorci che evocano un’atmosfera quasi fiabesca.

Raggiunta la località Ciapei Parfundà, il percorso piega indietro seguendo un sentiero parallelo che costeggia cumuli di pietre sempre più alti, fino a ricongiungersi al bivio iniziale. Da qui rientriamo sulla strada asfaltata e infine al punto di partenza dove abbiamo lasciato l’auto.

 

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N 45.484381° E 8.028836°

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