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Bianche Guglie del Lebendun

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Descrizione

Quota iniziale : 1747 m
Quota più elevata: 2950 m
Dislivello positivo: 1838 m complessivi (863+563+412)
Dislivello negativo: 1838 m complessivi (45+927+866)
Distanza totale A/R: 26,40 km (6.7+10.2+9.5)
Tempo: 11:50 h escluse le soste ( 2:30+6:00+3:20)

Un magnifico giro ad anello in alta Val Formazza che ci porta ai piedi delle spettacolari Bianche Guglie del Lebendun, a quasi 3000 metri di altitudine, proprio accanto al ghiacciaio del Sabbione.
L’intero percorso è lungo oltre 26 chilometri, con un dislivello di circa 1800 metri: per la sua lunghezza e difficoltà, non è adatto a ragazzi sotto i 13-14 anni né a chi non ha una buona esperienza su pietraie ripide e instabili. Non va assolutamente affrontato con leggerezza.

La salita al Rifugio Somma è invece adatta anche a chi ha solo un minimo di allenamento, per affrontare gli 850 metri di dislivello. Dal rifugio al Lago di Ban Occidentale il sentiero rimane escursionistico, ma oltre quel punto diventa EE (per escursionisti esperti), poiché si cammina costantemente su pietraie e sfasciumi, talvolta instabili.
Il sentiero dal Lago di Ban è segnato con ometti e segni bianco-rossi sulle rocce, ma è sconsigliato in caso di scarsa visibilità, perché l’orientamento potrebbe diventare molto difficile. È importante avere con sé una buona mappa e, preferibilmente, una traccia GPS.

La discesa dal Pizzo del Costone richiede particolare attenzione, così come la lunga e faticosa discesa in pietraia che, dopo aver aggirato la Punta Lebendun, porta fino al Lago Struer: un tratto dove non sono ammesse distrazioni.

Il giro completo può essere fatto in una giornata da escursionisti molto allenati, oppure in due giorni dormendo al Rifugio Somma Lombardo. Noi abbiamo scelto di dividerlo in tre tappe, pernottando anche al Rifugio Margaroli, per goderci l’esperienza senza dover inseguire la tabella di marcia.

Giorno 1 – Da Riale al Rifugio Somma Lombardo

Dislivello positivo: 863 m 
Dislivello negativo: 45 m 
Distanza: 6,70 km 
Tempo: 2:30 h escluse le soste 

Lasciamo l’auto nel parcheggio a pagamento (5 €/giorno nel 2025) sotto il muraglione della diga di Morasco a Riale, e iniziamo a salire lungo la strada asfaltata che costeggia la diga sulla destra. La strada diventa sterrata e, seguendola, arriviamo alla fine del lago, dove scendiamo a sinistra in direzione della vecchia stazione della teleferica usata per la costruzione della diga del Sabbione. Seguiamo le indicazioni del sentiero G39.

Dopo aver attraversato il Rio del Gries su un comodo ponte, pieghiamo a destra seguendo la direzione obbligata. Dopo circa 15 minuti troviamo un bivio: a destra si sale all’Alpe Bettelmatt, ma noi proseguiamo a sinistra, sempre sul G39. La salita si fa subito più ripida, e in breve tempo guadagniamo quota. Dopo un canalino roccioso con alti gradoni, sbuchiamo in una bellissima conca panoramica.

Dopo circa un’ora e mezza, arriviamo a un altro bivio: sulla destra si sale al Rifugio Città di Busto, ma noi scendiamo a sinistra in direzione di un piccolo baitello solitario in località Zum Stock. Superiamo il Rio del Sabbione e iniziamo a salire sul versante opposto della valle, lungo una pietraia facile.
Salendo ancora, raggiungiamo un pianoro e, poco dopo, affrontiamo l’ultima salita, che ci porta a vedere l’arrivo della funivia dell’Enel. Da qui prendiamo il sentiero a sinistra, che ci porta in pochi minuti al muraglione della diga del Sabbione e al Rifugio Mores (chiuso).

Seguiamo ora le indicazioni che ci guidano su per i prati dietro il rifugio fino a raggiungere una strada pianeggiante, che ci porta infine al Rifugio Somma Lombardo (2:30h dalla partenza). Dalla terrazza si gode una vista spettacolare sul Lago del Sabbione, sulle Punte d’Arbola e Sabbione, e sulle guglie del Lebendun, che raggiungeremo il giorno seguente.
Per oggi la salita è finita. Passeremo la notte in questo splendido e accogliente rifugio, in una camera con vista mozzafiato.

Giorno 2 – Dal Rifugio Somma Lombardo al Rifugio Margaroli attraverso le Guglie del Lebendun  

Dislivello positivo: 563m 
Dislivello negativo: 927m 
Distanza: 10,20 km 
Tempo: 6:00 h escluse le soste 

Dopo una buona colazione al Rifugio Somma, ripartiamo imboccando il sentiero G37, che inizia una decina di metri prima del rifugio.
La salita parte subito decisa e guadagniamo rapidamente quota. Dopo un primo tratto ripido, il sentiero spiana e prosegue con un lungo traverso panoramico, per poi salire più dolcemente fino ad affacciarsi sul Lago di Ban Occidentale.

Ora dobbiamo scendere la morena, perdendo circa cento metri di dislivello, per raggiungere la riva del lago (1h dal rifugio). Qui termina la parte escursionistica e inizia quella riservata agli escursionisti esperti (EE), da evitare assolutamente in caso di scarsa visibilità.

Seguendo i segni bianco-rossi sulle rocce e gli ometti, ci portiamo sul lato destro del lago e iniziamo a risalire i detriti verso i resti del ghiacciaio di Ban, ormai ridotto a un piccolo nevaio.
Durante la salita troviamo un curioso piattino per lasciare un’offerta per la manutenzione del sentiero: un gesto simbolico ma significativo. Attraversiamo un breve nevaio e continuiamo a salire, immersi in un ambiente sempre più severo e d’alta quota, fino a raggiungere una selletta dalla quale iniziamo a scorgere la nostra meta.

Da qui il sentiero sale deciso lungo la cresta sud-est del Pizzo del Costone (2h dal rifugio), da cui si apre una splendida vista sui laghi del Vannino e Sruer.
Poco prima della vetta, il sentiero piega a sinistra e scende bruscamente verso ovest, perdendo circa 70 metri di dislivello, la metà dei quali va percorsa con estrema cautela per l’instabilità del terreno.

Risalendo per qualche decina di metri su una sabbia bianchissima, raggiungiamo infine la croce dedicata alla guida alpina Eugenio Margaroli, dove firmiamo il libro di vetta.
Appena più sotto si ergono le celebri Bianche Guglie del Lebendun (2:30h dal rifugio), una visione spettacolare che ci lascia senza fiato. La vista spazia dal Lago del Sabbione alla stupenda valle del Vannino. Ci perdiamo a scattare foto e ad assaporare ogni dettaglio, anche se il tempo non è dei migliori. Dobbiamo ripartire: un cartello ci ricorda che mancano ancora tre ore e mezza di discesa non semplice fino al Rifugio Margaroli.

Chi avesse già trovato problematica la salita, dovrebbe valutare seriamente l’ipotesi di tornare indietro lungo lo stesso percorso dell’andata, per evitare di trovarsi in difficoltà nel tratto che segue, decisamente impegnativo.

Inizia ora una lunga discesa tra piccoli nevai, pietraie e sfasciumi instabili, dove il sentiero è spesso poco visibile e bisogna affidarsi agli ometti e ai segni sulle rocce.
Dapprima aggiriamo la Punta Lebendun, camminando su grossi massi, poi su un nevaio, e infine su una pietraia che regala una magnifica vista sulla Punta d’Arbola e sul Lago del Sabbione.

Dopo circa un’ora di discesa su pietraia, arriviamo nei pressi del Passo del Vannino e vediamo più in alto la croce che lo segnala. La vista è eccezionale, e approfittiamo di uno spiazzo per una pausa pranzo veloce.

La strada è ancora lunga: affrontiamo un ripido canalino e proseguiamo lungo la cresta della morena, fino a intravedere, ben quattrocento metri più in basso, le acque del Lago Sruer.
Inizia ora la discesa sull’interminabile pietraia, che richiede tutta la nostra attenzione. Dopo quasi tre ore dalle guglie (5:30h dal rifugio), raggiungiamo finalmente il lago, dove termina la parte EE del percorso.

Da qui il sentiero torna agevole: costeggiamo il lago sul lato est e, volgendo un ultimo sguardo alla pietraia da cui proveniamo, imbocchiamo il sentiero che in circa venti minuti ci conduce al Lago Vannino e al Rifugio Margaroli, dove trascorreremo la seconda notte.

Giorno 3 – Rientro a Riale dal Rifugio Margaroli per il Passo del Nefelgiù

Dislivello positivo: 412 m 
Dislivello negativo: 866 m 
Distanza: 9,5 km 
Tempo: 6:20 h escluse le soste 

L’ultimo giorno è dedicato al rientro a Riale, passando per il panoramico Passo del Nefelgiù.
Lasciamo il Rifugio Margaroli e percorriamo per un breve tratto il sentiero seguito il giorno prima, in discesa dal Lago Sruer. Seguiamo le frecce gialle fino a un bivio, dove svoltiamo a destra prendendo il sentiero G97 per il Passo di Nefelgiù, segnalato a poco più di un’ora di cammino.

La salita è piacevole: in circa un quarto d’ora raggiungiamo un ampio pianoro da cui si apre una magnifica vista sul Lago del Vannino e sul Monte Giove. Proseguiamo superando un suggestivo intaglio nella roccia e una piccola cascata, e giungiamo a un altro pianoro da cui il passo è ormai ben visibile.
Il sentiero, sempre sulla destra orografica del torrente, ci conduce infine al Passo di Nefelgiù (1:10h dal rifugio), da cui si gode una splendida vista sia sulla valle del Vannino che sul vallone di Nefelgiù. In lontananza, notiamo uno stambecco che ci osserva.

Iniziamo la discesa superando una facile pietraia. Poco più sotto, un piccolo branco di stambecchi si muove tra i massi.
La discesa lungo il sentiero G95 è molto piacevole. Già si intravede il Lago di Morasco in lontananza, ma ci aspettano ancora un paio d’ore di cammino.

Seguiamo il sentiero, ben segnato, che ci porta sulla sinistra orografica del Rio di Nefelgiù, fino ai pascoli dell’Alpe omonima (2:10h dal rifugio). Qui, dopo aver superato il rio su un ponticello, incontriamo anche una simpatica marmotta.

Il sentiero continua sulla destra e diventa una comoda strada sterrata, molto panoramica sia sulla valle appena percorsa che sul Lago di Morasco, ormai sotto di noi.
Ignoriamo il sentiero che scende a sinistra, che accorcerebbe un po’ il percorso, perché vogliamo rientrare passando da Furculti e dai resti degli edifici utilizzati per la costruzione della diga.

Superiamo un primo laghetto, attraversiamo i pascoli fino a un secondo e seguiamo la strada che scende piegando verso sinistra, fino a raggiungere quella che un tempo era la sede dei binari del trenino, costruito per trasportare i materiali destinati alla realizzazione della diga.
Siamo sopra Frua, e poco sopra la strada si intravedono le vecchie costruzioni di servizio e la galleria dove transitavano i vagoni.

Proseguiamo fino a un incrocio: a destra scende il sentiero G95a verso la Cascata del Toce, ma noi svoltiamo a sinistra e continuiamo in discesa sulla strada, fino a raggiungere il muraglione della diga.
Da lì, su asfalto, torniamo infine al parcheggio dove avevamo lasciato l’auto tre giorni prima.

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N 46.424963 E 8.406453°

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