Descrizione
Quota iniziale : 1393 m
Quota finale: 2264 m
Dislivello: 946 m + 66 m di perdita di quota da recuperare al ritorno
Distanza totale A/R: 12,30 km
Tempo: 2:45 h escluse le soste
Anche quest’anno è arrivato il momento della consueta salita di fine estate al Rifugio Ferioli, per salutare Claudio e Rosy, gestori volontari per questa settimana.
Dopo qualche anno di assenza, nostro malgrado, siamo finalmente riusciti a organizzare l’escursione, seppur all’ultimo momento.
Per la descrizione dettagliata dell’itinerario rimandiamo agli articoli degli anni passati: in particolare a quello del 2013 e del 2015, che raccontano la salita da Rima, e a quello del 2014, che descrive la salita da Alagna.
Lasciata l’auto nel parcheggio gratuito, poco prima dell’abitato di Rima, ci incamminiamo verso il centro del paese, dove incontriamo la bella fontana. Passeggiamo tra le caratteristiche viette fino a raggiungere il pannello che segna l’inizio del sentiero 296 per il rifugio, con indicazioni di percorrenza pari a 2 ore e 45 minuti.
Questa è ormai l’ottava volta che percorriamo questi sentieri, che conosciamo molto bene. Dopo circa 40 minuti di mulattiera, a passo tranquillo, arriviamo al bivio per il Monte Tagliaferro: lo ignoriamo tenendo la destra e, in meno di dieci minuti, raggiungiamo la misteriosa croce di pietra che ogni volta ci incuriosisce, ma di cui non sembrano esistere notizie certe.
In pochi minuti lasciamo il bosco alle spalle e giungiamo all’Alpe Valmontasca (1h dalla partenza). Alzando lo sguardo si scorge già la croce dell’Alpe Vorca.
Dopo un breve strappo incontriamo alcune placide mucche, intente a riposare e a rifocillarsi proprio lungo il sentiero, poco sotto l’Alpe Vorca (1h50’).
Superata anche quest’alpe, proseguiamo ai piedi dell’imponente parete nord del Tagliaferro fino a raggiungere il Colle Mud (2h30’). Qui termina la salita: non resta che perdere una sessantina di metri di quota (da recuperare al ritorno) e con un breve traverso raggiungere il Rifugio Ferioli (2h45’), dove veniamo accolti con la consueta calorosità.
Dopo un’ottima pausa pranzo con vista sul vallone di Mud e sul Tagliaferro, scattiamo la classica foto dalla “finestra su Alagna” e quella dell’Alpe Campo, col suo cuore. È già tempo di rientrare, dandoci appuntamento al prossimo anno.
Il tempo, intanto, peggiora: quando torniamo al Colle Mud lo troviamo avvolto da nubi poco rassicuranti, ma nonostante tutto riusciamo a rientrare a valle senza prendere pioggia.
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Leggende storia e curiosità
La strada del Paradiso
Secondo la leggenda La strada del Paradiso molti anni fa a Rima, incantevole paesetto della Valsesia, viveva una povera vecchietta. Sua unica consolazione era un bimbetto di sei anni, orfano di papà e mamma, che aveva allevato da quando aveva una anno. Con lui andava a falciare l’erba, a raccogliere la legna, a lavorare i campi. Ma un inverno, un inverno tremendo, carico di neve e di gelo: il bambino s’ammalò di polmonite e dopo qualche giorno spirò.
La sventurata vecchietta, affranta dal dolore non si dava più pace; mattina e sera si recava ad inginocchiarsi presso la tomba del suo angioletto e lo chiamava per nome.
– O Signore, perché non avete preso me? Io sono vecchia e lui era all’alba della vita. Perché?
E piangeva, piangeva giorno e notte…
Venuta la primavera, ogni sera, immobile come una statua, sedeva sui gradini della sua casetta situata all’ingresso del paese, proprio al margine della strada. Si sedeva e stava a guardare la bianca strada sulla quale mesi prima il suo bimbo l’attendeva, giocava e canterellava felice.
Ma una sera, d’un tratto, la vecchietta trasalì. Era desta o sognava? Che cosa brillava laggiù in fondo? La donna dilatò le pupille; sì, era una processione di bimbi che avanzava tenendo nella manina un piccolo cero acceso: le vesti candide, le ali bianche, il viso raggiante.
La vecchietta pensò subito che tra quegli angeli avrebbe visto anche il suo. Ma la processione sfilò tutta ed il figlioccio non c’era! Fuori di sé dalla disperazione, fermò l’ultimo angioletto e con voce soffocata dai singhiozzi, gli chiese:
– …. E lui… lui… perché non c’è?
– Perché non può reggersi in piedi , mia buona nonnina. I suoi abiti sono tutti inzuppati di lacrime pesano come piombo. Se volete che anche lui percorra la strada del Paradiso, non piangete più.
E la processione sparì nel buio. La donna, riavutasi dalla commozione, andò al vicino Santuario della Madonna, collocò un cero sull’altare e pregò a lungo con fervore.
La notte il bimbo apparve in sogno alla nonnina:
– Mi vuoi ancora bene, nonnina?
– Certo che te ne voglio, e tanto!
– Vuoi che vada anch’io in Paradiso?
– Sicuro che lo voglio!
– Ebbene, allora devi promettermi che non piangerai più.
E la nonnina fece solenne promessa. La sera seguente la vecchietta si vestì a vesta e, seduta davanti alla casetta, stette ad attendere.
La sua attesa non fu vana: ecco, una candida processione si snoda, lenta e solenne, lungo la strada del Paradiso. La vecchietta scruta tutti gli angioletti ad uno ad uno. D’improvviso il suo cuore sussulta di gioia: ha visto nella schiera degli angioletti anche il suo tesoro ed anche lui ha il braccino alzato e la manina sfolgorante di luce.
Il bimbo sorride alla nonnina e la chiama a sé. E quella stessa notte ella raggiunge il suo angioletto.
Tratto dall’Enciclopedia delle Regioni – Piemonte ed. Aristea






































