Descrizione
Quota iniziale : 1320 m
Quota finale: 1240 m
Dislivello: 1120 m comprese le perdite di quota
Distanza totale A/R: 18,00 km
Tempo: 6:20 h escluse le soste
Il giro ad anello di oggi ci porta al Lago d’Avino, nel Parco Naturale dell’Alpe Veglia. I 18 chilometri di lunghezza e i 1.100 metri di dislivello, uniti alla presenza di un breve tratto attrezzato e leggermente esposto dopo la diga, lo rendono inadatto ai più piccoli e ai meno esperti. In presenza di ragazzi ben allenati, è possibile limitare l’escursione al solo lago e rientrare lungo lo stesso itinerario dell’andata, evitando così il tratto attrezzato che, pur non rappresentando un problema per un adulto, potrebbe risultare impegnativo o preoccupante per bambini o ragazzi inesperti.
Per la salita al Lago d’Avino, la signora del chiosco all’inizio della piana ci consiglia di seguire un sentiero recentemente recuperato, che consente di evitare il tratto più ripido sotto il muraglione della diga. Questo percorso non è riportato su nessuna delle mappe in nostro possesso, né sui pannelli informativi del parco, ma ci viene descritto come molto bello e con pendenze moderate. Decidiamo quindi di seguire il consiglio — una scelta che si rivelerà vincente.
In realtà, l’idea iniziale per oggi era salire al Teggiolo, ma viste le previsioni meteo poco promettenti, abbiamo deciso in corso d’opera di cambiare destinazione.
Parcheggiata l’auto a Ponte Campo (parcheggio a pagamento, nel 2025 con offerta libera), attraversiamo il ponte sul torrente Cairasca e, dopo un’occhiata ai cartelli, imbocchiamo la strada che sale verso l’Alpe Veglia. Dopo circa un quarto d’ora, raggiungiamo la sbarra che limita il transito alle auto. Sulla sinistra parte il sentiero per l’Alpe Vallé e il Teggiolo, ma, osservando i nuvoloni neri che si addensano sulle cime, decidiamo di proseguire dritto verso la Piana di Veglia.
In meno di un’ora arriviamo alla Cappella del Groppallo, dove termina il tratto ripido della strada, che da lì continua in falsopiano fino all’ingresso dell’Alpe Veglia. Qualche decina di metri prima di entrare nella piana, sulla sinistra parte il sentiero F30a per il Lago d’Avino. Prima di imboccarlo, proseguiamo ancora un po’ fino all’Oratorio di San Giacomo per ammirare la valle.
Ritornati sui nostri passi, prendiamo il sentiero F30a in direzione Cianciavero. Superate le ultime case della frazione, troviamo un primo bivio per Cirola–Lago d’Avino, segnalato dalla signora del chiosco. Tuttavia, il sentiero ci sembra poco evidente e coperto d’erba. Non avendo una traccia GPX né indicazioni sulla nostra cartina, decidiamo di non rischiare e continuiamo sul percorso ufficiale.
Cinque minuti dopo, troviamo un secondo bivio per Cirola. Stavolta il sentiero è ben marcato con segni bianco-rossi; quindi, decidiamo di seguire il consiglio ricevuto e svoltiamo a sinistra. Dopo aver superato il rio Cianciavero con un facile guado, iniziamo la salita nel bosco.
Il sentiero è sempre evidente e sale dolcemente. Dopo una mezz’oretta, sbuchiamo in una radura in località Cirola (Cirol, in dialetto). Senza attraversare il prato, teniamo la destra seguendo dei pali conficcati nel terreno, anch’essi marcati in bianco e rosso. Entriamo in un valloncello fiabesco che, dopo circa venti minuti, si apre in un’altra radura.
Anche qui troviamo pali segnaletici che ci invitano ad attraversare il prato per portarci sul sentiero che sale diagonalmente verso destra. Superata la balza, siamo già in vista del muraglione della diga, e si apre un bel panorama sulla valle e sul percorso appena compiuto. Inizia ora il tratto più ripido, ma è molto breve: una serie di stretti zig-zag ci permette di superare facilmente gli ultimi cento metri di dislivello.
Arrivati in cima, ci troviamo su un ampio altopiano costellato di piccoli laghi e completamente ricoperto di fiori: denti di leone e genziane nivali, un vero spettacolo che ci lascia senza parole. Iniziamo a gironzolare tra i laghetti — ne contiamo almeno quattro — mentre, un po’ più in basso, si intravede il Lago d’Avino, nostra meta della giornata.
Dopo una breve pausa pranzo, scendiamo fino alle rive del lago, che costeggiamo fino al muraglione della diga, dove un cartello ci ricorda che ci troviamo 1.550 metri sopra il traforo del Sempione.
Attraversiamo la diga e ci spostiamo sul lato sinistro del lago, dove parte un sentiero attrezzato che risale brevemente una balza rocciosa e ci porta su un altro altopiano. Seguendo il sentiero F30, in pochi minuti raggiungiamo un bivio: a destra scende il sentiero F30a verso Pian Cucco (45 minuti), mentre proseguendo dritto si rimane sul F30, che conduce al Lago delle Streghe in circa un’ora e mezza.
Il tempo è migliorato, quindi decidiamo di proseguire dritto, iniziando un lungo traverso proprio sotto il Monte Leone, tra facili pietraie in un ambiente spettacolare e molto panoramico.
Dopo una mezz’oretta, il sentiero piega verso valle e inizia una lunga discesa che ci fa perdere circa 400 metri di dislivello. Rientriamo nel bosco e, dopo circa un’ora e mezza dalla diga, sbuchiamo sopra il Lago delle Streghe.
A questo punto, non ci resta che costeggiare il lago e seguire il sentiero F30 fino ad Aione, dove troviamo la strada sterrata che attraversa la Piana di Veglia. La seguiamo verso destra fino all’ingresso della valle e, dopo un’ultima occhiata alla piana e alle montagne che celano il Lago d’Avino, iniziamo la discesa lungo la stessa sterrata percorsa al mattino.
Alzando gli occhi, scorgiamo infine il Teggiolo — la meta iniziale della giornata — ora completamente sgombro dalle nuvole. Sarà per la prossima volta…
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Leggende storia e curiosità
Leggenda del Lago delle Streghe (Alpe Veglia)
Un giorno una bellissima fanciulla, che piangeva disperata perchè il suo ragazzo preferiva passare il suo tempo con un’altra ragazza invece che con lei, incontrò una strana vecchia che filava su un masso a lato di un sentiero.La vecchia la guardò negli occhi e la fanciulla, a quello sguardo, si sentì spogliata ed osservata fin nel profondo, così iniziò a raccontare alla vecchia (che era una strega) tutti i suoi problemi e i suoi dispiaceri, implorandola poi di operare una magia e far sparire la sua rivale in amore, così che ella potesse essere l’unica amata dal suo ragazzo. La vecchia non si sorprese a quella richiesta e, dato che la fanciulla non voleva sentir ragioni, accecata dalla disperazione, acconsentì ad operare quella magia, a patto che la fanciulla acconsentisse prima a guardare un Uomo bellissimo che secondo la Strega avrebbe potuto renderla davvero felice. La fanciulla acconsentì al patto, nonostante continuasse a ripetere che ella non avrebbe mai amato nessun altro che il suo ragazzo, e la Strega le diede appuntamento nello stesso posto per un giorno ben preciso.
Quel giorno la fanciulla si diresse nel magico luogo e senza alcun motivo particolare si sentiva felice e spensierata, percepiva la bellezza dei colori, la purezza dell’aria, la luminosità del cielo ed era felice, quasi dimentica di tutti i suoi problemi. Giunta al luogo predefinito si trovò davanti una grotta, sulla soglia della quale la vecchia strega la stava aspettando. Insieme si incamminarono nel sentiero sotterraneo, che si rimpiccioliva sempre di più fino a diventare un piccolo e basso cunicolo che proseguiva per molti metri. Giunsero infine in fondo al cunicolo, che si apriva in una grande stanza sotterranea e molto calorosa e tiepida. Al centro della grottina altre due streghe stavano mescolando degli strani ingredienti in un grande calderone che si scaldava su un bel fuoco e la fanciulla si sedette lì accanto aspettando che tutto fosse pronto. La vecchia Strega allora le chiese di guardare dentro a due piccole pozze formate da una purissima sorgente che sgorgava dalla roccia e la fanciulla posò gli occhi nella prima. Nell’acqua le apparve il volto del suo innamorato, bello e giovane, ma piano piano ella vide che il suo aspetto cambiava e diveniva più vecchio, banale, spento e triste, coi capelli bianchi e i denti gialli. Si scostò sconvolta e volle fuggire, ma la vecchia Strega le chiese di guardare nell’altra piccola polla, e lì ella potè vedere un giovane meraviglioso, pieno della bellezza e del vigore caldo degli Dei, con gli occhi pieni d’Amore e la forza di un vero Re.
Allora la fanciulla capì il significato di quelle due visioni. Nella prima ella aveva veduto l’amore solamente umano, caduco e momentaneo, che può rendere felici ma non per sempre e continuamente, nella seconda ella aveva potuto vedere l’Amore divino, quello che non si spegne mai e che rimane sempre forte, sempre bello, sempre tiepido e incantato. Ora doveva scegliere quale desiderava, e dopo un primo momento di indecisione, data dall’amore che provava per il suo ragazzo, ella capì che ciò che desiderava era l’Amore Eterno. Allora si alzò e iniziò a danzare con le altre Streghe. Come d’incanto la grottà sparì e la fonte crebbe tantissimo fino a diventare un allegro torrente che riempì il pianoro e creò quello che fu poi chiamato il Lago delle Streghe.
(“Entità Fatate della Padania”, di Alberta Dalbosco e Carla Brughi, Ed. della Terra di Mezzo.)




























































